misurazione ipertensione arteriosa
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Ipertensione arteriosa

Ipertensione arteriosa è l’aumento patologico della pressione del sangue nelle arterie, pressione in sistolica (massima>130) e diastolica (minima>90).

L’ipertensione è un innalzamento stabile nel tempo di entrambi i valori o solo di uno di essi.

Nella maggior parte dei casi si tratta d’ipertensione primitiva o essenziale (85-90 % dei casi), mentre solo nel 10-15 % dei casi viene riconosciuta una causa secondaria ad altre patologie.

Ipertensione primitiva: la causa è ignota ma si conoscono numerosi fattori che contribuiscono alla sua genesi, primo fra tutti l’ereditarietà. L’aumento di peso corporeo, un’alimentazione ricca di sodio e povera in potassio, lo stress, la sedentarietà, favoriscono lo sviluppo dell’ipertensione in persone predisposte geneticamente.

I meccanismi patogenetici che sono alla base di tale patologia devono provocare un aumento delle resistenze vascolari periferiche mediante vasocostrizione, probabilmente in seguito ad aumento del tono adrenalinico e/o dell’attivazione del sistema renina-angiotensina; così come l’ aumento del volume ematico secondario ad un’eccessiva ritenzione di liquidi favorisce l’innalzamento dei valori tensivi arteriosi.

L’ipertensione secondaria riconosce come causa:

  • patologie renali,
  • feocromocitoma,
  • sindrome di Cushing,
  • ipertiroidismo,
  • mixedema,
  • coartazione dell’aorta
  • patologie nefrovascolari.

L’ipertensione primitiva è asintomatica finché non si sviluppano complicanze a livello degli organi bersaglio (p. es., insufficienza ventricolare sinistra, cardiopatia aterosclerotica, insufficienza cerebrovascolare con o senza ictus, insufficienza renale).

Spesso fin dagli stadi iniziali sono presenti

  • cefalea,
  • vertigini,
  • affaticabilità,
  • rush curanei,
  • epistassi.

La diagnosi di ipertensione primaria va posta solo dopo ripetuti rilievi di valori di PA sistolica e/o diastolica più alti del normale e dopo aver escluso cause secondarie.

Si devono eseguire almeno due determinazioni della PA in tre giornate diverse prima di etichettare un paziente come iperteso.

Un numero superiore di determinazioni della PA rispetto a questo limite minimo è necessario per quei pazienti che si trovano al limite inferiore dei valori considerati diagnostici di ipertensione e soprattutto per i pazienti con PA labile.

Valori sporadicamente più elevati in soggetti che siano stati a riposo per > 5 min sono indizio di una particolare labilità della PA che può precedere la comparsa di un’ipertensione stabile.

Per esempio, l’ipertensione da”camice bianco” si riferisce a una pressione che è notevolmente aumentata nello studio medico, ma è normale se misurata a casa.

Al controlli dei valori pressori bisogna aggiungere una corretta anamnesi, l’ esame obiettivo ed una serie completa di analisi di laboratorio comprendenti sempre la funzionalità renale.

E’ importante valutare lo stato degli organi bersaglio dell’ipertensione, con ecg ed ecocardiogramma, fundus oculi, ecocolordoppler tsa ed ecografia renale.

L’ipertensione primaria non può essere curata, ma il controllo dei valori pressori entro i limiti stabiliti consente di evitare le temibili conseguenze in acuto e a lungo termine.

A questo proposito è fondamentale adottare un corretto stile di vita che comprenda: controllo del peso corporeo, attività fisica di entità moderata ma costante, diminuito apporto di sodio, abolizione dei superalcoolici e del fumo di sigaretta, moderazione nel consumo di bevande a base di caffeina e theina.

A livello terapeutico esistono varie classi di farmaci oggi utilizzati per l’ipertensione:

  • diuretici,
  • beta-bloccanti,
  • calcio-antagonisti,
  • ace-inibitori,
  • sartani,
  • inibitori adrenergici,
  • vasodilatatori diretti.