Ma come è fatta e come funziona la “circolazione”?

Dal ventricolo sinistro del cuore, che si comporta di fatto come una pompa idraulica, il sangue viene spinto ad alta pressione nelle grandi arterie: l’Aorta e le sue principali ramificazioni (Succlavie verso le braccia, Carotidi verso il cervello, Mesenteriche verso gli organi interni, Iliache verso le gambe…).
Ognuna di queste diramazioni poi si suddivide in sezioni più sottili per giungere alla meta finale, muscolo od organo che sia.
Le arterie si comportano in pratica come semplici tubi che trasportano sangue ad alta pressione (quella che il nostro Medico ci misura al braccio), ricco di ossigeno e di sostanze nutritive. All’ interno degli organi o dei muscoli la situazione si modifica, le arterie si diramano ulteriormente sino a diventare arteriole che si sfioccheranno in numerosissimi capillari.
Se si potesse mettere questi ultimi l’uno accanto agli altri si ricoprirebbe una superficie grande quanto un campo di calcio!
Ora il circolo diviene di tipo nutrizionale in quanto i capillari portano i nutrienti, da prima solo trasportati, direttamente nelle cellule che ne necessitano.

Dopo aver attraversato i capillari ed aver rilasciato le sostanze di cui era ricco, il sangue diviene povero di ossigeno ma carico dei prodotti di scarto delle nostre cellule.
Questo sangue di ritorno confluisce nelle vene.
Dalle vene, il percorso del sangue sarà a ritroso, fino alle sezioni destre del cuore.
A differenza delle arterie, le vene si trovano a dover sopportare una pressione nettamente inferiore rispetto a quella arteriosa.
Riassumendo, possiamo considerare le arterie e le vene come strutture tubolari incaricate di trasportare il sangue prima e dopo i capillari ed è solo in quest’ultima sezione della circolazione, costituita da microscopici vasellini dalla parete sottilissima ed a stretto contatto con ogni singola cellula dell’organismo, che avvengono tutti i processi vitali.
Il complesso Arteriole–Capillari–Venule e, come vedremo più avanti, Linfatici, viene indicato come “unità funzionale microcircolatoria”.

Come cambia la pressione del sangue tra vene ed arterie

L’organizzazione degli scambi tra capillari e cellule è molto complessa ed è il risultato di un fine equilibrio di pressioni.
Quella residua del sangue, che a causa delle molte diramazioni si è notevolmente ridotta, detta idrostatica e le chimiche.
La pressione idrostatica del sangue arterioso, a questo livello, si è ridotta a circa 15 mm Hg mentre nei tessuti può essere addirittura negativa. E’ questa differenza, detta gradiente pressorio, che nella prima parte del capillare “spinge” fuori, tra le cellule, le sostanze nutritive.
L’ossigeno attraversa la parete capillare spontaneamente essendo più concentrato all’interno del vaso che fuori (gradiente di concentrazione).
Nella seconda parte la pressione idrostatica si è esaurita e prendono il sopravvento le pressioni di tipo chimico (osmotica ed oncotica), determinate dalla diversa concentrazione di sostanze fuori e dentro al vaso con il risultato netto di farle fuoriuscire dal capillare in funzione appunto delle concentrazioni (da più concentrato verso meno concentrato).
La situazione è resa ancora più complicata dalla presenza di pompe chimiche che per alcune sostanze contrastano questi gradienti…!

I vasi linfatici nel sistema circolatorio

A questo punto interviene un nuovo protagonista: il vaso linfatico.
Non tutto ciò che è uscito o che comunque è fuori dal capillare può infatti rientrarvi.
Questo perché alcune molecole proteiche hanno dimensioni troppo grosse che non riescono ad attraversare le pareti dei capillari. I vasi linfatici, che si trovano negli spazi vuoti (interstizio) tra le cellule, sono dotati di “passaggi” più ampi, adatti a queste molecole, ed hanno il compito di trasportarle fino al cuore.
(Queste sostanza corrispondono circa al 10% di quelle fuoriuscite dai capillari)

Anch’essi si riuniscono in collettori progressivamente più capienti per terminare nei dotti linfatici principali che si gettano nella Vena Cava appena prima che questa raggiunga il cuore.
Negli arti inferiori la situazione si complica a causa della forza di gravità!
Semplificando si può considerare che il sangue arterioso giunga facilmente alle gambe perché spinto dalla pressione elevata e perché sono in basso, ma nei capillari la pressione si esaurisce, il ritorno lungo le vene dovrebbe quindi avvenire non solo in salita ma anche contrastando il peso del sangue che si trova più in alto. Praticamente impossibile!

Quali meccanismi favoriscono il ritorno del sangue verso il cuore?

Per fortuna possediamo strumenti in grado di promuovere il ritorno venoso: le “pompe venose
• durante la inspirazione l’espansione del torace provoca un effetto di risucchio che aspira il sangue venoso verso il cuore;
• le contrazioni muscolari durante il cammino spremono verso l’alto le vene;
• le vene sono provviste di valvole che condizionano il flusso di sangue verso il cuore impedendone il ritorno una volta che le abbia superate.

Circolo venoso: superficiale e profondo.

Il sistema venoso degli arti inferiori è costituito da due reti in comunicazione tra loro: il circolo venoso superficiale ed il profondo.
Le vene superficiali sono rappresentate principalmente dalle Safene e dai loro rami. La piccola safena origina alla caviglia sulla faccia esterna della gamba e risale sino a gettarsi nel sistema profondo dietro al ginocchio, la vena grande safena corre dal dorso del piede lungo la faccia interna della gamba e della coscia sino all’inguine dove si getta nella vena femorale comune (profonda). Il sistema venoso profondo origina perifericamente già nel piede dove costituisce una fitta rete spugnosa che si continua con le vene tibiali posteriori ed anteriori e le interossee che si riuniranno nelle poplitee e quindi nelle femorali superficiali, profonde e comune.
I due sistemi sono in comunicazione oltre che per gli sbocchi safenici anche per il tramite di numerose vene perforanti che corrono dalla superficie in profondità. Tutti questi vasi sono provvisti delle già citate valvole che condizionano il flusso ematico dal basso all’alto e dalla superficie in profondità agevolando cosi il ritorno al cuore.

Camminare favorisce il circolo venoso.

Durante il cammino i muscoli delle gambe contraendosi schiacciano le vene profonde degli arti inferiori che sono poste proprio in mezzo alle masse muscolari. Il sangue in esse contenute viene costretto a risalire per la presenza delle valvole che impediscono la sua discesa in basso. Una volta cessata la contrazione la parete della vena tende a riprendere la normale forma cilindrica aspirando così sangue dal basso e dalle vene perforanti e quindi dal circolo superficiale. Siamo quindi in presenza di un delicato equilibrio dove la pressione del sangue, la concentrazione delle sostanze chimiche nel plasma e nei tessuti, l’efficienza del sistema valvolare venoso e l’adeguato tono muscolare contribuiscono variamente a mantenere in equilibrio il sistema.
Non si deve però dimenticare che tutto ciò, come peraltro è emerso durante questa stessa trattazione, funziona al meglio durante il cammino che è, e lo ribadiremo più volte anche in futuro, l’attività fisica più efficace per rendere efficace tutto il sistema!