Pannicolopatia Edemato-fibro-sclerotica (PEF): questo è il complicatissimo nome scientifico della cellulite!

L’incipiente prova costume ogni anno – in questo periodo – riaccende l’interesse per questa situazione, di solito per fortuna a valenza solo estetica, che interessa zone del nostro corpo che dovremo, o vorremmo, esporre nei prossimi mesi!

Progressione della cellulite.

La cellulite è il risultato finale di un processo patologico che interessa il grasso accumulatosi sotto la pelle. Gli ormoni femminili, l’origine mediterranea e la sedentarietà sono alla base dell’inizio delle alterazioni che altro non sono che il risultato del ciclico accumularsi di liquido, il famoso e sempre presente edema, in questo caso tra quelle grasse. La cellulite si evidenzia soprattutto nel sesso femminile, e interessa natiche, fianchi e cosce.

Si classifica in stadi, il I pressoché privo di segni per divenire poi progressivamente più evidente al IV stadio con la pelle a buccia d’arancia e i sottostanti noduli palpabili e dolenti.

Queste alterazioni del tessuto grasso sono provocate e a loro volta provocano, in un circolo vizioso, alterazioni della circolazione che favoriscono la ulteriore evoluzione della malattia.

Nella immagine termografica allegata le aree scure rappresentano le parti di cute meno irrorate dal sangue, espressione del danno vascolare che a loro volta perpetuano l’infiammazione.

Le aree scure rappresentano le parti di cute meno irrorate dal sangue.

La terapia della PEF è di fatto rivolta a combattere la stasi. Lo stesso massaggio praticato da chi ne è affetto per applicare una qualsiasi crema attiva la circolazione. Massoterapia e linfodrenaggio, cure termali, attività fisica possono essere variamente associate. Sempre lo scopo ultimo è l’attivazione del microcircolo cutaneo per combattere il circolo vizioso che porta alla cellulite conclamata. Tanto più si è precoci tanto meglio è in quanto gli stadi più avanzati sono irreversibili!

Quanto è utile la terapia compressiva contro la cellulite?

Il ruolo della compressione in questo caso è controverso. Per questioni fisiche tanto più il diametro della zona da trattare con la compressione è maggiore tanto meno questa è efficace. Per comprimere adeguatamente la parte alta della coscia dovremmo trasmettere pressioni talmente elevate da risultare insopportabili. Nel tempo sono state poste in commercio calze per la cellulite che, seppur con difficoltà, sono in grado di influenzare da sole l’evoluzione del quadro. Diverso è se la persona avesse anche una malattia venosa che in questo caso necessiterebbe di un trattamento compressivo, in quanto essa stessa possibile concausa. Sulle predisposizioni genetiche e familiari non possiamo, per fortuna, intervenire. Il controllo del peso corporeo, l’attività fisica costante, le eventuali indagini rivolte a scoprire alterazioni ormonali e la pratica abituale dei provvedimenti succitati potranno combattere attivamente ed efficacemente lo svilupparsi dei danni della PEF, mentre è sicuramente da sconsigliare, perché scarsamente produttivo, l’approccio stagionale (è estate, devo fare qualcosa!)