Vi è sicuramente una relazione tra fattori ambientali – caldo, freddo, umidità – e insufficienza venosa, ma non è assolutamente facile individuare e misurare quanto ogni situazione possa realmente influire sui sintomi venosi,  anche perché sono veramente tante le persone che soffrono di questa patologia.

Molti studi hanno dimostrato che se si annoverano nella cerchia di chi soffre di insufficienza venosa anche coloro che presentano solamente alcuni sintomi – ma non segni clinici rilevanti – più del 50% della popolazione femminile e del 30% di quella maschile può essere considerato flebopatico.

Nella popolazione di età compresa tra i 18 e i 64 anni, circa un terzo dei pazienti presenta sintomi e segni di insufficienza venosaindipendentemente dal sesso – percentuale che supera addirittura il 50% nei soggetti di età più avanzata.

Le cause delle malattie delle vene sono molteplici e concatenate tra loro: la vita sedentaria e il sovrappeso determinano sicuramente l’emergenza clinica di buona parte dei casi di insufficienza venosa, così come lo stare in piedi ma anche lo stare seduti troppo a lungo sono considerati come concausa dell’evoluzione del quadro clinico, pur non essendo essi stessi di per sé a determinare l’insorgere della malattia. La familiarità per malattie venose e il numero di gravidanze per le donne comporterebbe un incremento del rischio assieme a quello – purtroppo inevitabile – dell’avanzare dell’età.

Un po’ di tempo fa abbiamo provato a indagare le abitudini di vita di un gruppo di donne – 34 soggetti di sesso femminile, per la precisione – costrette per l’attività lavorativa a stare in piedi per molte ore al giorno. L’indagine ha preso in esame non solo le ore lavorative di queste donne, ma anche quelle trascorse al di fuori dell’attività lavorativa, nella quasi certezza che anche nel tempo trascorso al proprio domicilio le abitudini non cambiassero di molto, anche a causa delle incombenze domestiche (vedi tabella).

In sintesi, i risultati emersi sono stati i seguenti:

  • 6 ore in piedi al giorno in media
  • Solo il 18.7% praticava attività sportiva
  • Il 25% ha consultato uno specialista
  • A tutte è stato prescritto un farmaco, a 6 anche una calza elastica a compressione graduata, anche se a nessuna sono state prese le misure delle gambe per la scelta della taglia corretta
  • Il 78.1% soffriva di cellulite
  • Il 75% era portatrice di teleangectasie
  • Il 12.5% era portatrice di varici
  • Nel 37.5% dei casi vi era familiarità per malattie venose

Lo studio ha evidenziato come non solo l’elevato numero di ore trascorse in piedi, ma anche – al contrario – la sedentarietà rivesta un ruolo importante come causa di rischio di malattia venosa: meno del 20% delle donne intervistate, infatti, praticava un’attività sportiva nelle ore libere.

Ancora, si è notato come la familiarità per malattia venosa fosse importante – di poco inferiore al 40% –  e, infine, come molte delle donne oggetto dello studio avessero consultato uno specialista per disturbi alle gambe. Fra queste ultime, una gran parte presentava già segni di insufficienza venosa, ancorché minori, come pannicolopatia e teleangectasie.

Questi dati ci confermano che anche chi non presenta segni evidenti di malattia venosa può, tuttavia, soffrire di sintomi che la richiamano.

In molti casi una calza elasticapurché correttamente utilizzata – è sufficiente per tenere a bada la sintomatologia. Per quale calza optare? È sempre meglio rivolgersi al proprio medico prima di scegliere una calza elastica, soprattutto se terapeutica. In ogni caso se non vi sono segni di insufficienza venosa avanzata – che possono essere individuati facilmente con una visita medica – e se le proporzioni degli arti sono normali, può essere utilizzata anche una calza riposante, con una compressione alla caviglia dichiarata di almeno 10-12 mm di mercurio. Una calza terapeutica è invece assolutamente indicata in caso di situazioni cliniche più avanzate, anche se a prescriverla dovrà essere necessariamente un medico.

Altrettanto fondamentale – al fine di ridurre la sintomatologia e prevenire disturbi più complessi – è correggere gli stili di vita errati: al lavoro, per esempio, sarebbe importante fare una breve passeggiata almeno ogni due ore, così come si dovrebbe prevedere di percorrere un tratto a piedi per arrivare e lasciare il posto di lavoro, magari evitando di posteggiare l’auto proprio in prossimità dello stesso o scendendo dai mezzi pubblici una fermata prima del previsto.

Infine, per prevenire complicanze vascolari arteriose, è necessario evitare il sovrappeso e seguire un’alimentazione equilibrata, che preveda l’assunzione di abbondanti quantità di frutta e verdura, come previsto dalla dieta mediterranea, non a caso riconosciuta dall’UNESCO come bene protetto e inserito nella lista dei patrimoni orali e immateriali dell’umanità nel 2010!