Da oggi in poi, con cadenza settimanale, troverete su questo blog un articolo dedicata all’insufficienza venosa e alla terapia compressiva. Ho deciso di scrivere di questo tema partendo da un’esperienza personale.

Ogni volta che ricevo in ambulatorio una persona con segni e sintomi di insufficienza venosa mi sento invariabilmente dire: “Dottore, però non mi prescriva le calze elastiche perché non le sopporto!”

A quel punto la tentazione è forte e si vorrebbe replicare: “ma allora che ci è venuto/a a fare dal me?”

La terapia compressiva e la calza elastica sono normalmente considerate un disturbo più che una terapia, un complemento di un trattamento che si preferirebbe più comodo, tipo assumere una compressina al giorno o mettere una cremina quando ci si ricorda, soprattutto all’incombere dell’estate e della “prova costume”

Ed invece no!

Impareremo che la compressione elastica ha delle precise indicazioni nella gestione di molte malattie delle vene e dei linfatici, che il suo effetto è nei fatti “farmacologico” riuscendo a modificare significativamente lo stato della microcircolazione messa in crisi dal rallentamento della fase di ritorno del sangue verso il cuore e che in molti casi è l’unico presidio in grado di interrompere l’evoluzione e promuovere la guarigione in gravi patologie come l’ulcera o le trombosi venose.

Negli anni la scuola flebologica Italiana ha pubblicato e revisionato, anche con il mio contributo, le Linee-Guida per la cura ed il trattamento delle malattie delle Vene e dei Linfatici, cui ci ispireremo per affrontare i vari argomenti